Le vittime dimenticate, una riflessione sulla Giornata della Memoria

Le vittime dimenticate, una riflessione sulla Giornata della Memoria
Il Giorno della Memoria, che ricorre il 27 gennaio (giorno in cui è stato liberato nel 1945 dai soldati sovietici il Campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau) è stato istituito in Italia con la Legge 20 luglio 2000 n. 211, approvata all’unanimità dal Parlamento.
Lo scopo della Legge è quello di ricordare non solo la Shoah (lo sterminio di 6 milioni di ebrei europei da parte dei nazisti) e la persecuzione dei cittadini italiani ebrei, dopo l’emanazione delle Leggi Razziali da parte del regime fascista nel 1938, e la loro deportazione dei Campi di sterminio, ma anche la deportazione in Germania, sia degli oppositori politici catturati durante l’occupazione nazista del nostro Paese, dal settembre 1943 all’aprile 1945, sia dei soldati italiani catturati sui vari fronti di guerra dopo l’armistizio dell'8 settembre 1943.

La Legge si propone inoltre di ricordare coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Molte di queste persone sono state riconosciute come Giusti tra le Nazioni dal Governo di Israele ed a loro memoria è dedicato un albero nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme, nel quale sono ricordati circa 20.000 Giusti, 300 dei quali sonio italiani.
La Legge prevede che il 27 gennaio di ogni anno siano organizzati su quanto è accaduto: cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado (anche con protagonisti e testimoni di quelle tragiche vicende), perché i giovani sono il futuro del Paese, allo scopo di conservare la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese ed in Europa, affinché simili eventi non possano mai più accadere.
Infatti, chi non conosce la storia è inevitabilmente destinato a ripeterla. L’esigenza di conservare la memoria è molto sentita ai nostri giorni, dato che cresce l’indifferenza della popolazione, soprattutto delle nuove generazioni, a ricordare quei tragici fatti. Purtroppo, ci sono anche tentativi di revisionismo storico, tendenti a negare addirittura fatti ampiamente documentati, come la deportazione nei Campi di sterminio, dove sono stati barbaramente trucidati molti milioni di persone.

Le Istituzioni nazionali e locali hanno un importante ruolo da svolgere nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica, soprattutto dei giovani. Al riguardo, è molto meritevole l’attività svolta da vari Enti locali, compreso il Comune di Roma, che portano ad Auschwitz delegazioni di studenti delle scuole superiori cittadine, accompagnati da ex deportati sopravvissuti allo sterminio, i quali hanno la funzione di fare di quegli studenti dei “nuovi testimoni” della barbarie nazista, raccontando ad essi la loro tragica vicenda proprio nel luogo in cui l’hanno vissuta e sofferta. Inoltre le Istituzioni devono agire concretamente al fine di sensibilizzare soprattutto i giovani, che rappresentano il futuro del Paese, a ricordare le tragedie vissute da tutte le vittime del regime nazista, affinché essi si impegnino a creare una società senza pregiudizi di alcun tipo (né culturali, né religiosi, né politici, né sessuali, né sociali…), nella quale tutti gli individui siano effettivamente “uguali” e quindi non ci siano più persone da discriminare e da perseguitare perché considerate “diverse” per il colore della pelle, per il credo religioso e per la vita sessuale.

Purtroppo, questo obiettivo è ancora lontano perché il pregiudizio verso i “diversi” quali gli immigrati extracomunitari, i Rom, gli omosessuali, i diversamente abili, è ancora presente, con tutte le conseguenze che ne derivano. Pertanto si devono ricordare oltre alla Shoah (il genocidio degli ebrei), anche gli “stermini dimenticati”, attuati dai nazisti sulle persone considerate “razzialmente inferiori”, quali i Rom- Sinti, sulle persone ritenute “indegne di vivere”, come i malati di mente ed i diversamente abili, e sugli individui considerati elementi negativi per la Società, come gli omosessuali.

A questo scopo è opportuna la integrazione della Legge 211 del 2000 in modo da prevedere che nel Giorno della Memoria si ricordi anche la eliminazione dei Rom e Sinti e dei disabili, la persecuzione degli omosessuali e dei testimoni di Geova. Al riguardo, già nel giugno 2006 è stato presentato al Senato il Disegno di legge n. 726 (primo firmatario la Sen. Tiziana Valpiana), che è stato ripresentato nell'aprile 2014 dal Sen. Cervellini ed il 12 febbraio 2019, con il n. 1058, dalle Senatrici Loredana De Petris e Monica Cirinnà. Inoltre una Circolare del gennaio 2020 del MIUR (Ministero della Istruzione, della Università e della Ricerca) ha previsto che in occasione del Giorno della Memoria, nelle Scuole di ogni ordine e grado si informino gli studenti anche sulla persecuzione e la eliminazione dei Rom e Sinti e dei disabili e sulla persecuzione degli omosessuali e dei testimoni di Geova, al fine di superare "quelle forme di razzismo che ancora oggi vedono quei gruppi sociali vittime di pregiudizi e di discriminazioni".

Inoltre, il 12 gennaio 2020 è stata sottoscritta a Cracovia una Carta d'intenti (denominata Carta di Cracovia) tra il MIUR, il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), l'UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) e l'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), con la quale i suddetti Enti "si impegnano a promuovere un programma pluriennale di attività in merito alla Memoria dei tragici avvenimenti legati alla Shoah, al ricordo di tutte le vittime delle persecuzioni razziali e discriminatorie e di chi si oppose al progetto di sterminio nazi-fascista (Ebrei, deportati militari, oppositori politici, Rom e Sinti, Giusti tra le Nazioni, Testimoni di Geova, omosessuali)".

Purtroppo, la Carta di Cracovia non prevede di ricordare la eliminazione dei disabili, considerati “vite indegne di essere vissute”. Infine, il Giorno della Memoria non deve diventare una mera celebrazione retorica (come purtroppo è accaduto per la Festa della Liberazione del 25 aprile, in cui si ricorda la lotta partigiana per la libertà dall’occupazione nazifascista del Paese).

Deve essere non solo un momento per ricordare soprattutto ai giovani quello che è stata la barbarie nazista, ma deve servire, soprattutto, ad evitare, attraverso un adeguato progetto educativo, che simili eventi accadano di nuovo. Ci auguriamo che le Istituzioni ad ogni livello si impegnino a questo scopo.