Draghi? Non esistono governi tecnici

Draghi? Non esistono governi tecnici
Mi capita di cogliere con eccessiva frequenza un allarmante entusiasmo sull'ipotesi di Draghi premier.
In tanti citano il "whatever It takes", dimenticando il suo ruolo nella gestione della crisi finanziaria scatenatasi nel 2007. Dimenticando molte altre cose nient'affatto tecniche, ma molto politiche, successe anche per mano di "Mario2" a livello europeo negli ultimi anni. Questa Unione Europea, intrisa di una visione neoliberista, secondo cui il mercato si regola meravigliosamente bene da sé, e pertanto qualsiasi politica interventista degli Stati nazionali che punti a tutelare l'occupazione prima della stabilità dei prezzi, non solo non è auspicabile, Ma bensì è assolutamente dannosa. Tutto falso, ovviamente.
Inutile dirvi come è ragionevole attendersi - anche sulla base dei partiti politici che si presteranno al sostegno di questo governo "tecnico"- che verranno modificate le priorità di spesa, anche dei soldi in arrivo dall'Unione Europea.
L'autorevolezza di Draghi nelle trattative con l'Unione non rappresenta un beneficio tale da compensare la nefasta inopportunità delle politiche che verranno attuate. Almeno così sembra, si intende. Inutile ricordarvi cosa si pensava di Monti (Mario1) al suo insediamento, e che idea abbiamo della sua gestione del Paese dopo averla vista e vissuta carissima sulla nostra pelle, precarizzati, con minori tutele, con peggiori servizi. Col blocco del turnover, gli esodati, etc.
Con ciò si vuole intendere che non esistono governi tecnici: e non perché sia impossibile crearli in un senso formale, ma perché nella loro sostanza tutti i governi esprimono volontà e posizioni politiche, rappresentando gruppi di interesse e una scala valoriale precisa di ciò che è più importante o meno importante tutelare, difendere, sostenere e finanziare.

Come si poteva facilmente intuire, le borse e la #finanza che ci hanno gettato nella crisi salutano con estrema felicità l'arrivo di Mario2, perché si aspettano politiche a loro più favorevoli. In questa fase storica un governo tecnico ovviamente si preoccuperà di una gestione che non punti a modificare l'asse o l'andamento generale, ma mantenga i rapporti di forza e come li conosciamo, ed in questo momento coincide evidentemente con politiche conservatrici e regressive, che acuiranno i divari e le ingiustizie, lasciandoci ancor più senza possibilità di emancipazione e senza ascensore sociale.

Questo perché i rapporti di forza sono già troppo sbilanciati perché lasciandoli come stanno non producano autonomamente ulteriori polarizzazioni e #disuguaglianze. Chiunque si ritenga di sinistra o anche soltanto dalla parte delle persone più ai margini, sfruttate e povere della societá, non può salutare con favore l'ennesimo governo della destra economica. Travestito da salvataggio in emergenza, ogni sopruso è ammantato di un'insopportabile parvenza di "atto eroico per salvare l'economia", la quale continua a fare il bello e cattivo tempo dentro la politica.

La dicotomia oggi è Stato/mercato, individuo/collettività, pubblico/privato.