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Consulta dei Migranti, nel Municipio XIII un’occasione affrontata tardi e male

Consulta dei Migranti, nel Municipio XIII un’occasione affrontata tardi e male

Maristella Urru

Quattro anni di assenza, poi il tema ricompare

Quello che oggi viene presentato come un passo avanti sul tema della convivenza nel Municipio XIII ha in realtà una storia molto più lunga e accidentata. Per quattro anni, su questo terreno, il Municipio è rimasto sostanzialmente fermo: nessun percorso strutturato, nessun luogo stabile di confronto con le comunità migranti, nessuna iniziativa politica capace di trasformare il tema della partecipazione in una priorità amministrativa.

Eppure una proposta concreta era stata avanzata. Lo scorso anno Aurelio in Comune aveva presentato un testo chiaro per l’istituzione di una Consulta dei Migranti, ma quella proposta era stata respinta senza un vero confronto nel merito. Oggi, dopo quel rigetto, il tema torna improvvisamente nell’agenda politica municipale.

"I refusi contenuti nel testo lo rendono evidente: si parla di area metropolitana invece che di Municipio, si richiamano i consolati, si attribuisce la prima convocazione al Sindaco anziché alla Presidente del Municipio. Non si tratta di dettagli formali, ma di segnali precisi che raccontano la mancanza di un’elaborazione politica e amministrativa costruita davvero attorno alle specificità del territorio."

Un regolamento nato male e adattato in fretta

Il problema è che il regolamento proposto ora non sembra nascere da un lavoro reale sul territorio né da un confronto serio con le realtà locali. Al contrario, appare come l’adattamento frettoloso di un modello pensato per un livello istituzionale diverso e semplicemente ridotto di scala per il Municipio XIII.

I refusi contenuti nel testo lo rendono evidente: si parla di area metropolitana invece che di Municipio, si richiamano i consolati, si attribuisce la prima convocazione al Sindaco anziché alla Presidente del Municipio. Non si tratta di dettagli formali, ma di segnali precisi che raccontano la mancanza di un’elaborazione politica e amministrativa costruita davvero attorno alle specificità del territorio.

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Un organismo debole che dipende dal Municipio

Anche sul piano sostanziale, il regolamento presenta limiti evidenti. La partecipazione viene riservata alle associazioni, escludendo i singoli cittadini, e questo restringe fin dall’inizio la base della rappresentanza. Inoltre non viene riconosciuto alcun potere di proposta autonoma: la Consulta può soltanto esprimere pareri quando l’amministrazione decide di interpellarla. Anche la scelta di una Presidenza eletta in modo indiretto contribuisce a indebolire ulteriormente l’organismo, che finisce così per esistere solo se e quando il Municipio sceglie di attivarlo.

Più che l’apertura di uno spazio vero di partecipazione, questa operazione sembra allora una toppa tardiva per coprire quattro anni di assenza politica. Ma la convivenza, quella vera, non si costruisce con strumenti di facciata: richiede serietà istituzionale, coerenza e rispetto per il territorio e per le persone che lo abitano.

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