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Cultura, partecipazione e rispetto: Montespaccato merita di più

Cultura, partecipazione e rispetto: Montespaccato merita di più

Lorenzo Ianiro & Maristella Urru

Il quadro che emerge è quello di una politica culturale costruita senza trasparenza

Nel cuore dell’estate, mentre i quartieri attendono risposte vere e interventi capaci di incidere sulla vita quotidiana delle persone, a Montespaccato assistiamo ancora una volta a una gestione che non programma, ma rincorre le emergenze. Una gestione che procede per iniziative episodiche, senza visione, senza confronto e senza il necessario rispetto per il territorio e per le realtà che da anni lo tengono vivo.

Dopo aver destinato 60 mila euro a iniziative decise dalla Giunta senza alcun passaggio in Commissione Cultura, il quadro che emerge è quello di una politica culturale costruita senza trasparenza e senza partecipazione. Tra le attività finanziate compaiono la riproposizione in loop di un film in realtà virtuale già proiettato lo scorso anno e alcuni eventi realizzati in una piazza poi lasciata sporca e trascurata. Scelte che, invece di rafforzare il tessuto culturale del quartiere, restituiscono l’idea di un uso estemporaneo e superficiale dello spazio pubblico.

"Tra le attività finanziate compaiono la riproposizione in loop di un film in realtà virtuale già proiettato lo scorso anno e alcuni eventi realizzati in una piazza poi lasciata sporca e trascurata."

La cultura, del resto, non può essere ridotta a improvvisazione o a passerella

A rendere il quadro ancora più grave è il tentativo di organizzare nuove attività socio-culturali senza coinvolgere ANPI Montespaccato e altre realtà attive e riconosciute del territorio. Un’esclusione immotivata, che colpisce soggetti che da anni rappresentano un presidio fondamentale di memoria, impegno civile, partecipazione e coesione sociale. Escludere queste esperienze non significa solo compiere una scelta sbagliata sul piano organizzativo: significa colpire il patrimonio collettivo del quartiere e indebolire quelle reti che ogni giorno costruiscono comunità.

La cultura, del resto, non può essere ridotta a improvvisazione o a passerella. Non è una vetrina da allestire in modo occasionale, né uno strumento di consenso da usare a fasi alterne. La cultura è progettazione, ascolto, cura dei luoghi e delle relazioni. È la capacità di costruire occasioni vere di incontro, crescita e partecipazione. È rispetto per chi lavora ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, per rendere il quartiere più vivo, aperto e inclusivo.

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Montespaccato merita molto di più di una politica che decide da sola

Per questo abbiamo chiesto il coinvolgimento dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e del neo-costituito Assessorato alle Periferie. Perché quanto sta accadendo a Montespaccato non può essere considerato un episodio isolato o un semplice errore di metodo. Siamo di fronte a una dinamica che troppo a lungo è rimasta nell’ombra e che oggi pretende di agire apertamente, rivendicando una sorta di egemonia culturale che invece di includere esclude, invece di unire divide, invece di valorizzare il pluralismo prova a selezionare interlocutori e presenze.

Ma Montespaccato ha bisogno di altro. Non sarà il rifacimento di un murale, pur simbolicamente importante, a risolvere i problemi del quartiere. Non basteranno iniziative spot o operazioni d’immagine. Serve un presidio sociale costante, serve una cultura diffusa e realmente fruibile da tutte e tutti, serve un investimento serio nella partecipazione, nelle reti territoriali, nei progetti condivisi e nella cura degli spazi pubblici.

Montespaccato merita molto di più di una politica che decide da sola e chiama cultura ciò che cultura non è. Merita rispetto, ascolto, trasparenza e una visione capace di mettere al centro chi nel quartiere vive, opera e costruisce legami ogni giorno.

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