Territorio
Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento
All’Officina Lebowski una presa di posizione chiara sulle rivolte in Iran
Redazione
Un confronto politico, non una semplice iniziativa
Quella di ieri sera all’Officina Lebowski non è stata una semplice iniziativa pubblica, ma un momento di confronto politico vero, capace di prendere posizione senza ambiguità. Con Francesco Alemanni, Parisa Nazari, Zahara Toufigh e Lorenzo Ianiro si è discusso dell’Iran evitando scorciatoie, semplificazioni e narrazioni comode, provando invece ad attraversare fino in fondo una realtà segnata da coraggio quotidiano, repressione sistemica e resistenza civile.
Ne è emersa l’immagine di un popolo che non chiede tutori né padroni, ma alleati capaci di riconoscerne la lotta senza appropriarsene.
"Allo stesso modo, è stata respinta ogni nostalgia per il ritorno della monarchia dello Scià, indicata non come una via di liberazione ma come un’altra forma di dominio. Il centro della discussione non è stato quindi un racconto astratto dell’Iran, ma il riconoscimento concreto di una lotta che tiene insieme emancipazione delle donne, questione sociale e libertà intesa come pratica reale."
Autodeterminazione senza ingerenze né nostalgie autoritarie
Dal confronto è uscita con nettezza una linea politica precisa: il popolo iraniano ha diritto alla propria autodeterminazione, senza interferenze delle superpotenze, troppo spesso pronte a evocare i diritti umani solo quando coincidono con i propri interessi economici e geopolitici.
Allo stesso modo, è stata respinta ogni nostalgia per il ritorno della monarchia dello Scià, indicata non come una via di liberazione ma come un’altra forma di dominio. Il centro della discussione non è stato quindi un racconto astratto dell’Iran, ma il riconoscimento concreto di una lotta che tiene insieme emancipazione delle donne, questione sociale e libertà intesa come pratica reale.

Solidarietà politica, non propaganda
La serata ha rappresentato anche una chiamata di responsabilità per l’Occidente e per chi, in Europa, rivendica di stare dalla parte dei popoli oppressi. Sostenere non può significare usare, così come solidarizzare non può voler dire strumentalizzare.
In un tempo in cui la parola “libertà” viene spesso piegata a fini propagandistici, mentre si tollerano o si legittimano esperienze autoritarie, il confronto di ieri ha ricordato una verità semplice: o si sta con i popoli sempre, anche quando non conviene, oppure non si tratta di solidarietà ma di opportunismo politico.
Non lasciare solo il popolo iraniano, allora, non è un esercizio retorico, ma una responsabilità concreta che ha trovato voce, per una sera, in uno spazio pubblico di confronto e consapevolezza.

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