Territorio
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Il Giorno della Memoria come viaggio nei luoghi della Resistenza
Redazione
Dai luoghi dell’internamento a quelli della Liberazione
Abbiamo scelto di onorare il 27 gennaio, Giorno della Memoria, con un percorso nei luoghi che custodiscono la traccia concreta della barbarie nazifascista e della lotta contro di essa. Da Castel di Guido, dove restano le testimonianze dell’unico campo di internamento per oppositori politici presente a Roma, fino a Cavalleggeri, quartiere che conserva nei suoi muri e nelle sue strade la memoria del contributo dato alla Resistenza e alla Liberazione.
Un viaggio non soltanto commemorativo, ma anche civile e politico, per ricordare che la memoria non vive nelle formule rituali, ma nei luoghi, nelle storie e nelle responsabilità che ancora oggi ci interrogano.
"In questa coincidenza si può leggere un segno di speranza, ma anche una consegna politica precisa. La memoria delle vittime e delle resistenti non appartiene solo al passato: è la base su cui costruire un’idea di Europa fondata sulla pace, sulla libertà e sul rifiuto di ogni forma di oppressione. Per questo ricordare il 27 gennaio non significa soltanto guardare indietro, ma scegliere ogni volta da che parte stare."
Sophie Scholl e il coraggio di non piegarsi
Questa ricorrenza assume un significato ancora più forte perché cade nell’anno in cui si celebrano i cento anni dalla nascita di Sophie Scholl, una delle figure più alte della resistenza al nazismo. Con il gruppo della Rosa Bianca, movimento antinazista non violento e di ispirazione cristiana, Sophie Scholl scelse di opporsi al regime provando a risvegliare le coscienze dei tedeschi.
Aveva solo ventidue anni quando fu uccisa sulla ghigliottina, insieme al fratello e ai suoi compagni di università, pagando con la vita la scelta di non tacere e di non tradire i propri compagni di lotta. La sua storia continua a parlare al presente, perché ricorda che anche nei tempi più oscuri è possibile scegliere la dignità, il coraggio e la disobbedienza.

La memoria come speranza e responsabilità europea
Sophie Scholl era nata il 9 maggio, data che avrebbe assunto negli anni un valore profondamente simbolico: giorno della Vittoria sul nazifascismo e, cinque anni dopo la fine della guerra, anche Giorno dell’Europa. In questa coincidenza si può leggere un segno di speranza, ma anche una consegna politica precisa.
La memoria delle vittime e delle resistenti non appartiene solo al passato: è la base su cui costruire un’idea di Europa fondata sulla pace, sulla libertà e sul rifiuto di ogni forma di oppressione. Per questo ricordare il 27 gennaio non significa soltanto guardare indietro, ma scegliere ogni volta da che parte stare.

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