Il 25 luglio come memoria viva e scelta quotidiana

Il 25 luglio come memoria viva e scelta quotidiana

Redazione

Una pastasciuttata antifascista nel solco dei fratelli Cervi

Ieri sera, all’Officina Lebowski, abbiamo partecipato con gioia e consapevolezza alla pastasciuttata antifascista, richiamando una tradizione che affonda le sue radici nel gesto dei fratelli Cervi. Un gesto semplice e popolare, ma carico di significato politico: cucinare e condividere un piatto di pasta per festeggiare la caduta del fascismo. In questo rito collettivo si tiene insieme memoria e partecipazione, storia e presente, in una forma di antifascismo che non si limita alla commemorazione ma torna a vivere nello spazio pubblico e nella comunità.

"Ma quella data non fu un punto d’arrivo: fu l’inizio di un percorso che sarebbe proseguito con la Resistenza e avrebbe trovato il suo compimento nella nascita della Repubblica democratica. Ricordare il 25 luglio significa allora riconoscere che la libertà conquistata non è mai stata concessa dall’alto, ma costruita attraverso lotte, sacrifici e scelte collettive che ancora oggi fondano la nostra democrazia."

Il 25 luglio 1943 come inizio di un cammino di liberazione

Il 25 luglio del 1943 segnò la caduta di un regime che aveva soffocato la libertà, impoverito il Paese, represso il dissenso, sfruttato i lavoratori e favorito i privilegi di pochi. Ma quella data non fu un punto d’arrivo: fu l’inizio di un percorso che sarebbe proseguito con la Resistenza e avrebbe trovato il suo compimento nella nascita della Repubblica democratica.

Ricordare il 25 luglio significa allora riconoscere che la libertà conquistata non è mai stata concessa dall’alto, ma costruita attraverso lotte, sacrifici e scelte collettive che ancora oggi fondano la nostra democrazia.

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L’antifascismo oggi vive nelle battaglie per diritti e giustizia sociale

Per questo l’antifascismo non appartiene solo al passato, ma continua a vivere nelle battaglie quotidiane per i diritti, contro le disuguaglianze e per una società più giusta. Ogni forma di autoritarismo trova terreno fertile dove crescono precarietà, solitudine e abbandono, ed è proprio lì che l’impegno antifascista torna a essere necessario.

Essere antifascisti oggi significa costruire comunità solidali, difendere i beni comuni, stare accanto a chi viene lasciato indietro e trasformare la memoria in una scelta concreta. Non solo un ricordo, ma una pratica quotidiana di giustizia, partecipazione e responsabilità collettiva.

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