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Difendere e rilanciare il commercio di prossimità

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Promesse mantenute
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assessora assente

Il problema

Il commercio di prossimità non è un tema secondario, né un pezzo di nostalgia urbana da evocare nei convegni. È una parte essenziale della vita dei quartieri: tiene insieme servizi, relazioni, presidio sociale, sicurezza informale e accessibilità quotidiana. Quando chiudono i negozi di vicinato o i mercati rionali restano sospesi per anni, non si perde solo attività economica: si indebolisce il tessuto del quartiere e si restringe lo spazio della vita collettiva.

Nel Municipio XIII questa battaglia riguarda molti territori, ma trova due punti emblematici. Il primo è Boccea, dove al posto delle promesse servivano risposte e l’assessora al commercio ha scelto il silenzio. Il secondo è il Mercato Irnerio, dove la ripartenza continua a procedere con ritardi e incertezze, nonostante l’importanza che il mercato ha per il quadrante. Aurelio in Comune considera il commercio di prossimità un’infrastruttura sociale urbana: difenderlo significa difendere i quartieri. La stessa Regione Lazio, annunciando nel 2026 nuovi fondi per il settore, ha definito le attività di vicinato un elemento aggregante dei centri urbani e un motore per le comunità locali.

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Quartieri più fragili senza negozi e mercati

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Promesse annunciate e poi dimenticate

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Nessuna strategia vera per innovare il commercio di quartiere

“Difendere il commercio di prossimità significa difendere la vita dei quartieri: servizi accessibili, relazioni, lavoro e uno spazio urbano più vivo e più giusto.”

Cosa abbiamo fatto

Abbiamo tenuto aperta una battaglia politica chiara: il commercio di prossimità va difeso come servizio urbano e come presidio sociale dei quartieri. Per questo abbiamo incalzato la maggioranza sul caso di Boccea, dove a fronte di una nostra iniziativa sul commercio di quartiere l’assessora competente ha scelto di non dare le risposte necessarie. Allo stesso tempo abbiamo sostenuto il rilancio del Mercato Irnerio, chiedendo tempi certi, trasparenza e una vera prospettiva per operatori e residenti.

Dentro questa battaglia continuiamo a rivendicare due obiettivi politici precisi e ancora disattesi: la costruzione di veri centri commerciali diffusi nei quartieri e un kit digitale per i negozianti, per aiutare il piccolo commercio ad affrontare la trasformazione senza essere lasciato indietro. Sul Mercato Irnerio, intanto, Roma Capitale ha pubblicato tra il 2025 e il 2026 gli atti per i 12 box del plateatico: un passo necessario, ma ancora insufficiente da solo a parlare di rilancio vero.

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Sostegno al Mercato Irnerio
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Richiesta di tempi certi e trasparenza
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Difesa del ruolo sociale dei mercati
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Allargamento della vertenza

Stato
delle cose

La situazione oggi dice due cose. La prima: il tema è reale e non più rinviabile. La seconda: la maggioranza non ha ancora mostrato una visione all’altezza. Sul Mercato Irnerio qualcosa si è mosso sul piano amministrativo, con gli atti per l’assegnazione dei 12 box del plateatico pubblicati tra dicembre 2025 e febbraio 2026.

Ma questo non basta a dire che il mercato sia davvero ripartito, né risolve il problema più ampio del commercio di prossimità nel Municipio XIII. A Boccea, intanto, resta il vuoto tra le promesse sul “centro commerciale a cielo aperto” e l’assenza di un progetto concreto di rilancio. E restano disattesi anche gli impegni più innovativi che servirebbero davvero ai negozianti, come un accompagnamento digitale semplice e accessibile.

1. Cosa si è mosso

Sul Mercato Irnerio sono arrivati atti concreti per l’assegnazione dei box. È un passaggio necessario, perché senza operatori e senza tempi chiari un mercato non riparte.

2. Cosa non basta

Non basta un bando, e non bastano promesse sparse di rilancio. Senza una strategia per i quartieri, il commercio di prossimità continua a essere evocato ma non realmente sostenuto. Anche a Boccea lo scarto tra le parole e i fatti resta evidente.

3. Cosa chiediamo ora

Chiediamo tre cose semplici: tempi certi sul Mercato Irnerio, una politica vera per i negozi di quartiere e il rilancio degli strumenti rimasti sulla carta, a partire dai centri commerciali diffusi e da un kit digitale per i commercianti. Perché il commercio di prossimità non è un settore da assistere: è una risorsa sociale da rafforzare. Le risorse regionali oggi disponibili mostrano che gli alibi stanno a zero.

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