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Diritti umani e sport: il segnale che parte da Bastogi

14 ottobre 2025 Redazione

Diritti umani e sport: il segnale che parte da Bastogi

Questa sera si gioca Italia–Israele. Per molti sarà solo sport. Per chi guarda al mondo con coscienza, quel fischio d’inizio fa male: mentre la partita comincia, migliaia di vite palestinesi restano spezzate dal genocidio in corso. In questo contesto, dal nostro territorio arriva un segnale diverso, coraggioso, controcorrente: l’ASD Bastogi ha siglato un accordo di sponsorizzazione, a titolo gratuito, con Amnesty International Italia.

È un gesto che vale più di mille parole. Scegliere di legare il proprio nome a chi difende i diritti umani significa non voltarsi dall’altra parte, affermare che lo sport non è un recinto neutro ma uno spazio pubblico in cui educazione, giustizia e dignità devono contare quanto i risultati. Dalle periferie può e deve partire un messaggio semplice e potente: una comunità è più forte quando mette al centro le persone, soprattutto quelle più fragili, e quando rifiuta l’indifferenza.

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Il Municipio ha il dovere di accogliere e accompagnare segnali come questo, trasformandoli in percorsi pubblici.

Come Aurelio in Comune riconosciamo il valore civico e istituzionale di questa scelta. Lo sport di base non sostituisce le diplomazie, ma contribuisce a costruire coscienza e responsabilità. Significa trasmettere ai giovani che il fair play non si ferma al campo, che il rispetto vale dentro e fuori dagli spogliatoi, che la libertà e la sicurezza non sono concetti astratti ma diritti concreti da praticare ogni giorno.

Il Municipio ha il dovere di accogliere e accompagnare segnali come questo, trasformandoli in percorsi pubblici. Vuol dire favorire iniziative che coniughino pratica sportiva ed educazione ai diritti, sostenere chi investe su inclusione e tutela dei minori, costruire reti tra società, scuole e associazioni perché il linguaggio universale dello sport arrivi dove spesso la politica fatica a farsi ascoltare. Vuol dire anche misurare le scelte con la bussola della coerenza, evitando di separare ciò che accade a migliaia di chilometri da ciò che viviamo qui, nelle palestre e nei campi dei nostri quartieri.

In una serata che rischia di scivolare nel paradosso tra spettacolo e sofferenza, Bastogi ricorda a Roma che c’è un altro modo di stare nello sport: restare umani, stare dalla parte dei diritti, chiamare le cose con il loro nome. Non si tratta di fare propaganda, ma di dare senso pubblico a un gesto, di affermare che l’etica non è un orpello bensì la condizione per chiamare comunità una città.

Oggi, più che mai, forza Bastogi. Perché ci sono partite che si vincono senza gol: si vincono scegliendo di guardare, di ascoltare, di prendere posizione. E una città è all’altezza della sua storia solo quando sa trasformare il coraggio dei suoi quartieri in responsabilità delle istituzioni.

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