10 ottobre 2025 Maristella Urru
Cartelloni, quando il “riordino” diventa disordine
Avete presente quei cartelloni pubblicitari che spuntano ovunque — davanti ai parchi, alle scuole, perfino agli incroci più pericolosi? È su questo paesaggio, che condiziona la vita quotidiana di migliaia di persone, che il Municipio ha appena votato una “riforma” presentata come riordino. La parola è rassicurante, il contenuto molto meno. Ho votato contro perché di fronte a un problema che chiede regole chiare, trasparenza e controlli, il provvedimento scelto rischia di legittimare l’esistente, non di correggerlo.
So cosa significhi un marciapiede ristretto da un impianto fuori scala, una visuale coperta all’uscita di una scuola, un attraversamento reso insicuro da strutture collocate dove non dovrebbero stare. Non è una questione estetica: è sicurezza stradale, accessibilità per chi spinge un passeggino o usa una carrozzina, qualità dello spazio pubblico che incide sul commercio di prossimità e sulla vita di quartiere
Una città dove le regole non sono un orpello, ma la garanzia di dignità dello spazio comune.
Il testo approvato parla di semplificazione, ma lascia aperti varchi che negli anni hanno trasformato un’eccezione in prassi: deroghe, sanatorie di fatto, opacità nell’assegnazione. Chiamarlo riordino mentre si mantiene la possibilità di occupare suolo pubblico in nodi sensibili significa spostare in avanti il problema e distribuire i costi sulle spalle dei residenti. Il risultato è una città meno leggibile e più pericolosa, in cui l’interesse generale arretra davanti a interessi particolari.
Non sto proponendo una guerra alla pubblicità. La comunicazione esterna può esistere in una metropoli come Roma, ma deve stare al suo posto: ordinata, utile, integrata con il paesaggio urbano, rispettosa delle regole e della sicurezza. È un interesse condiviso anche dagli operatori seri, perché l’assenza di regole uguali per tutti alimenta concorrenza sleale, contenziosi e sfiducia verso l’amministrazione.
La città che voglio è fatta di marciapiedi liberi, incroci sicuri, piazze che respirano. Una città dove le regole non sono un orpello, ma la garanzia di dignità dello spazio comune. Per questo il mio voto è stato contrario. E per questo continuerò a lavorare perché la parola “riordino” torni a coincidere con la sua sostanza: meno ferraglia dove non deve esserci, più sicurezza e qualità per chi vive l’Aurelio ogni giorno.
Non perdiamoci di vista!

