Dalle istituzioni

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Giunta Giuseppetti, il potere che perde misura

Giunta Giuseppetti, il potere che perde misura

Matteo Manenti

Quando l’istituzione diventa aggressione

Non siamo più di fronte a episodi isolati, né a intemperanze verbali liquidabili come scatti d’ira. Nel Municipio XIII si sta manifestando qualcosa di più profondo e più grave: una degenerazione del rapporto tra maggioranza, opposizione e istituzione.

Prima le denunce contro Aurelio in Comune, utilizzate come strumento di pressione politica. Poi gli insulti pronunciati in aula dalla presidente Sabrina Giuseppetti contro Lorenzo Ianiro, apostrofato con parole incompatibili con il ruolo che ricopre chi rappresenta un’istituzione democratica. Quando il dissenso non viene contrastato sul piano politico ma colpito con la minaccia o con l’offesa, il problema non riguarda più il carattere di chi governa: riguarda la qualità democratica dell’istituzione stessa.

"Quando il dissenso non viene contrastato sul piano politico ma colpito con la minaccia o con l’offesa, il problema non riguarda più il carattere di chi governa: riguarda la qualità democratica dell’istituzione stessa."

Il dissenso trattato come un nemico

La verità è che questa maggioranza mostra di non tollerare un’opposizione seria, radicata e organizzata. Non sopporta che qualcuno nomini le contraddizioni del suo operato, denunci i fallimenti amministrativi e metta in discussione l’arroganza con cui viene esercitato il potere. Per questo tenta di spostare il conflitto politico su un terreno improprio, quello dell’intimidazione giudiziaria e dell’aggressione verbale.

È una dinamica precisa: piegare le istituzioni a una logica di sopraffazione, svuotandole della loro funzione naturale, che è quella del confronto pubblico, del conflitto democratico e della trasparenza. Ma un governo che reagisce con nervosismo alla critica rivela soprattutto la propria debolezza. Più alza i toni, più mostra di non avere risposte.

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La fermezza dell’opposizione democratica

A questa deriva non si risponde con la ritirata, ma con una postura politica ancora più ferma. Aurelio in Comune continuerà a esercitare fino in fondo il proprio compito, nelle assemblee e fuori dalle assemblee, nelle sedi politiche e in quelle eventualmente giudiziarie, con rigore, disciplina e determinazione.

Non c’è nulla da temere quando non c’è nulla da nascondere.

La nostra estraneità ai fatti contestati emergerà con chiarezza, e allora sarà la maggioranza a dover rispondere del clima che ha contribuito ad alimentare. Perché il rispetto delle istituzioni non coincide con il silenzio davanti agli abusi del potere: coincide, al contrario, con la difesa inflessibile della democrazia, della dignità delle assemblee elettive e del diritto dell’opposizione a svolgere senza intimidazioni il proprio ruolo.

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