Territorio
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Bastogi si è fatta sentire: da Roma Ovest una voce che la città non può più ignorare
Redazione
Da Bastogi a Montespaccato, una comunità in cammino
Sabato Bastogi non ha chiesto soltanto di essere ascoltata. Ha scelto di farsi vedere, di farsi sentire, di attraversare la città con i propri corpi, le proprie famiglie, i propri volti, la propria storia. Da Bastogi a Montespaccato, più di mille persone hanno camminato insieme lungo le strade di Roma Ovest per dire con chiarezza che non è più accettabile decidere sulla vita delle persone senza le persone.
È stata una manifestazione importante non solo per i numeri, ma per il suo significato politico e umano. Perché quando un quartiere che per anni è stato raccontato solo attraverso le sue ferite decide di prendere parola, cambia il modo in cui tutta la città è costretta a guardarlo. Bastogi è stata troppo spesso descritta come un problema da contenere, un margine da amministrare, un’emergenza da rinviare. Sabato, invece, si è mostrata per quello che è: una comunità viva, consapevole, capace di organizzarsi e di chiedere futuro.
In piazza c’erano abitanti, famiglie, realtà sociali, associazioni, cittadine e cittadini di altri quartieri. C’erano Bastogi e Montespaccato insieme. E questo è un fatto politico rilevante: due territori popolari, troppo spesso lasciati soli davanti alle decisioni calate dall’alto, hanno scelto di camminare dalla stessa parte. Non per testimoniare un disagio generico, ma per avanzare richieste precise, concrete, non più rinviabili.
Non un problema, ma una comunità
La voce che si è alzata dalla manifestazione ha indicato con chiarezza le priorità: il passaggio a ERP, la regolarizzazione degli inquilini, l’apertura di un tavolo permanente con le istituzioni. Non slogan, ma punti politici e amministrativi su cui Roma Capitale e il Municipio devono assumersi una responsabilità.
Il tema non è soltanto abitativo. È democratico. Perché un quartiere non può essere governato senza ascoltare chi lo vive ogni giorno. Non si può parlare di rigenerazione, legalità, riqualificazione o futuro se prima non si riconoscono le persone, le famiglie, le storie che abitano quei luoghi. Bastogi non chiede scorciatoie, non chiede privilegi, non chiede favori. Chiede diritti, dignità, strumenti stabili di confronto e decisioni trasparenti.
Per questo la manifestazione di sabato ha detto qualcosa che riguarda tutta Roma. Ha ricordato che le periferie non sono vuoti urbani da riempire con progetti decisi altrove. Sono comunità. Sono pezzi di città. Sono luoghi in cui vivono persone che hanno diritto alla casa, ai servizi, alla sicurezza, alla cura degli spazi pubblici, alla possibilità di essere considerate interlocutori e non destinatarie passive di provvedimenti già scritti.

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