Territorio
Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento
Dyke Form, quando un libro diventa un gesto politico
Redazione
Una presentazione che si è trasformata in confronto
Ci sono iniziative che si limitano a presentare un libro, e altre che riescono a trasformare un testo in un’occasione di pensiero collettivo. La presentazione di Dyke Form, la buona educazione di Irene Capitelli è stata questo: non un semplice appuntamento culturale, ma uno spazio di confronto reale su linguaggio, potere, norme sociali e possibilità di disobbedienza.
Le parole emerse durante l’incontro non hanno avuto il tono del rituale, ma quello di una discussione viva, capace di interrogare chi ascoltava e di mettere in movimento domande politiche e culturali tutt’altro che marginali.
"Dal dibattito è emersa con forza un’idea diversa di educazione: non come addestramento all’obbedienza, ma come pratica critica, capace di riconoscere il conflitto non come un problema da neutralizzare, ma come uno spazio di crescita democratica."
La cosiddetta buona educazione non è mai neutra
Con l’autrice hanno dialogato Maria Laura Annibali, presidente di DiGay Project, il professor Matteo Villanova e Maristella Urru, intrecciando voci diverse ma convergenti su un punto centrale: la cosiddetta buona educazione non è mai neutra. Dietro l’apparenza del galateo e della misura si nasconde spesso un dispositivo che seleziona, disciplina e stabilisce quali corpi, quali parole e quali comportamenti possano essere considerati accettabili, e quali invece debbano essere ricondotti al silenzio.
Il confronto, coordinato con cura e intelligenza da Sofia Mastrogiuseppe, ha toccato così il tema della rispettabilità come richiesta politica mascherata da norma sociale, interrogandosi su chi venga invitata a essere composta, chi sia giudicata eccessiva e cosa accada quando quella compostezza viene rifiutata.

Educazione critica e diritto a disturbare l’ordine
Dal dibattito è emersa con forza un’idea diversa di educazione: non come addestramento all’obbedienza, ma come pratica critica, capace di riconoscere il conflitto non come un problema da neutralizzare, ma come uno spazio di crescita democratica. È una prospettiva che rovescia molte convenzioni e che invita a guardare con maggiore attenzione a tutto ciò che viene considerato disturbante o fuori posto.
Perché non tutto ciò che appare educato coincide con ciò che è giusto, e non tutto ciò che incrina l’ordine è necessariamente sbagliato. A volte, proprio ciò che mette in discussione la norma apre possibilità nuove. E in un tempo che spesso chiede silenzio e adattamento, scegliere la parola, il dissenso e la critica può diventare già di per sé un gesto politico

Non perdiamocidi vista
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere notizie e aggiornamenti.
Naviga
Conosci
Partecipa
CONTATTI
+39 339 690 1004
aurelio.incomune@gmail.com
Via Adriano I, 129 (00167 Roma)
