Territorio
Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento
Montespaccato dopo il Clan: ora tocca alla politica restituire futuro al quartiere
Matteo Manenti
Le condanne inflitte agli esponenti del Clan Gambacurta sono un segnale importante e atteso da parte dello Stato. Un segnale che rende giustizia a Montespaccato e ai suoi cittadini, per troppo tempo costretti a convivere con il peso soffocante di una delle più potenti organizzazioni criminali autoctone di Roma. Si chiude così, almeno sul piano giudiziario, una fase lunga troppo anni, in cui il quartiere è stato ostaggio della violenza, dell’intimidazione e dell’assenza di alternative reali.
Ma sarebbe un errore pensare che bastino le sentenze a risolvere ciò che la criminalità ha prodotto nel tessuto sociale, economico e civile di Montespaccato. Il lavoro della Polizia di Stato e della Magistratura ha aperto uno spazio decisivo. Ora spetta alla politica riempirlo. Spetta alle istituzioni trasformare questo passaggio in un nuovo inizio, restituendo al quartiere ciò che troppo a lungo gli è stato negato: speranza, opportunità, presenza pubblica, fiducia nel futuro.
Montespaccato ha bisogno prima di tutto di un investimento generazionale. In un quartiere dove un abitante su tre ha meno di 30 anni e oltre il 10% dei giovani è fuori dal mercato del lavoro o da percorsi di formazione, la questione giovanile non è un tema tra gli altri: è il cuore della sfida.
Se non si costruiscono occasioni concrete di crescita, studio, lavoro, socialità e partecipazione, il vuoto rischia di essere nuovamente riempito da marginalità, abbandono e ricatti. È in questo quadro che diventa ancora più grave la vicenda dell’ex Campari, unico centro polifunzionale del quartiere, piegato da una lottizzazione che ha attraversato tre amministrazioni e che, paradossalmente, ha escluso proprio i più giovani dall’utilizzo di quegli spazi.
"Se non si costruiscono occasioni concrete di crescita, studio, lavoro, socialità e partecipazione, il vuoto rischia di essere nuovamente riempito da marginalità, abbandono e ricatti. "
Accanto a questo serve una strategia economica e urbana all’altezza. Va rilanciato il commercio di prossimità, che nei quartieri popolari non rappresenta solo economia ma anche presidio sociale, relazione, sicurezza diffusa. Va valutato con serietà il ricorso allo strumento delle Zone Franche Urbane, così come va finalmente trovata una collocazione stabile e definitiva al mercato rionale di via Temistocle Calisti, oggi ancora in una sede impropria. Allo stesso modo, non è più rinviabile un investimento sulle infrastrutture e sulla mobilità, oggi del tutto insufficienti a garantire efficienza, accessibilità e sicurezza negli spostamenti.
La verità è che Montespaccato sconta un vuoto di intervento pubblico che dura da più di un decennio. Ed è proprio questo vuoto che ha reso il quartiere più fragile, più esposto, più solo. La prossima amministrazione municipale avrà dunque non solo un’opportunità, ma una responsabilità precisa: colmare quel vuoto con politiche concrete, continue e radicate nel territorio. Non bastano più annunci, né iniziative frammentarie. Serve una visione che tenga insieme legalità e giustizia sociale, sicurezza e diritti, repressione della criminalità e costruzione di alternative.
Perché il punto, oggi, non è solo celebrare la sconfitta di un clan. Il punto è decidere se Montespaccato debba finalmente essere considerato un quartiere su cui investire davvero. Se la risposta sarà sì, allora le condanne potranno segnare non solo la fine di una stagione criminale, ma l’inizio di una stagione nuova per il quartiere. Una stagione in cui lo Stato non si limiti a colpire il malaffare, ma torni finalmente a essere presente nella vita quotidiana delle persone.

Non perdiamocidi vista
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere notizie e aggiornamenti.
Naviga
Conosci
Partecipa
CONTATTI
+39 339 690 1004
aurelio.incomune@gmail.com
Via Adriano I, 129 (00167 Roma)
