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A Bastogi manca l’acqua calda da oltre una settimana: serve presenza, serve giustizia

A Bastogi manca l’acqua calda da oltre una settimana: serve presenza, serve giustizia

Maristella Urru

Non è un semplice disagio domestico, ma un fatto che colpisce direttamente la dignità delle persone

Da oltre una settimana, a Bastogi, manca l’acqua calda. Non è un semplice disagio domestico, ma un fatto che colpisce direttamente la dignità delle persone che vivono nel quartiere. Quando vengono meno condizioni essenziali di vita, non si è davanti a un’emergenza minore, ma a un problema che chiama in causa responsabilità pubbliche precise.

Ci sono situazioni, però, che non si affrontano con i comunicati stampa o con i post indignati. Si affrontano con la presenza, con il lavoro quotidiano, con il contatto costante con gli uffici e con la capacità di accompagnare concretamente chi vive le difficoltà. È in questo spirito che, già dal 30 ottobre, è stato avviato un confronto con gli uffici competenti per seguire il caso e accelerare ogni passaggio necessario. La buona amministrazione si misura anche così: non nell’inseguimento della polemica, ma nella capacità di stare accanto alle persone quando i problemi diventano insostenibili.

"Quando vengono meno condizioni essenziali di vita, non si è davanti a un’emergenza minore, ma a un problema che chiama in causa responsabilità pubbliche."

È sempre Cartabianca

Maristella Urru

Il problema dell’acqua calda è solo il sintomo di una questione più profonda

Per questo, ieri, il ritorno a Bastogi insieme ad Alberto Campailla, presidente di Nonna Roma, ha avuto un significato che va oltre la singola emergenza. Perché il problema dell’acqua calda, per quanto grave, è solo il sintomo di una questione più profonda. Il rischio concreto è che i fondi stanziati per Bastogi riguardino soltanto due palazzine su sei. E questa non sarebbe una rigenerazione vera del quartiere: sarebbe una scelta parziale, incapace di affrontare i problemi strutturali e destinata a produrre nuove disuguaglianze dentro la stessa comunità.

Non si può pensare di intervenire su Bastogi in modo frammentato, come se si potessero separare pezzi di quartiere e lasciare gli altri indietro. Una politica seria dovrebbe fare l’opposto: ricucire, tenere insieme, garantire equità negli investimenti e costruire un percorso condiviso con chi il quartiere lo abita ogni giorno.

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Bastogi non può essere trattata come un margine sacrificabile della città

Per questo il tavolo permanente per Bastogi, approvato dall’Assemblea Capitolina, deve partire subito. Dopo anni di abbandono, nessuna decisione sul futuro del quartiere può essere presa senza il coinvolgimento delle famiglie, dei residenti, delle realtà sociali e di tutte quelle persone che, nonostante tutto, continuano a tenere in piedi Bastogi con dignità, forza e spirito di comunità.

Il punto politico è esattamente questo: Bastogi non può essere trattata come un margine sacrificabile della città. Bastogi è Roma. E una città giusta si riconosce da come sceglie di intervenire nei suoi luoghi più fragili, non da come li racconta da lontano. Roma non lascia indietro nessuno. Ma perché questa frase abbia un senso, deve diventare finalmente pratica amministrativa, ascolto reale e investimento uguale per tutti.

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