Dalle istituzioni
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Belvedere Fornaci, ritardi e responsabilità su un parco ancora sospeso
Lorenzo Ianiro
Il punto centrale resta l’impatto concreto dell’impianto sul territorio
In Commissione è emerso un fatto politico che non può essere aggirato: la giunta era a conoscenza delle criticità legate alla non completa acquisizione di Belvedere Fornaci al patrimonio pubblico, e tuttavia ha scelto di non approfondire per tempo la questione. È un’ammissione che pesa, perché conferma come su uno spazio importante per il territorio si sia accumulato un ritardo evitabile, con conseguenze concrete sulla possibilità di intervenire e migliorarlo.
Proprio per questo va riconosciuto come un atto di responsabilità l’impegno assunto dall’Assessora all’Ambiente a velocizzare i tempi dell’acquisizione, così da rendere finalmente utilizzabili i fondi che, grazie al lavoro di Tiziana Biolghini, Aurelio in Comune è riuscita a far stanziare per l’acquisto di giochi e attrezzature destinate a bambine e bambini.
"Ma la vicenda di Belvedere Fornaci non si esaurisce nell’acquisizione formale dell’area. Resta aperto il tema più generale della sicurezza e della cura concreta di questo spazio. In Commissione è stato chiesto di intervenire anche sulla parete divisoria tra il giardino di Santa Brigida e la stazione San Pietro, segnalata dalla cittadinanza come un elemento di rischio per chi frequenta il parchetto."
Ma la vicenda di Belvedere Fornaci non si esaurisce nell’acquisizione formale dell’area. Resta aperto il tema più generale della sicurezza e della cura concreta di questo spazio. In Commissione è stato chiesto di intervenire anche sulla parete divisoria tra il giardino di Santa Brigida e la stazione San Pietro, segnalata dalla cittadinanza come un elemento di rischio per chi frequenta il parchetto.
E soprattutto rimane irrisolta la questione della gestione e della manutenzione, dopo che l’ultimo bando pubblicato è andato deserto. È questo il punto politico di fondo: un parco pubblico non può restare ostaggio di ritardi amministrativi, mancate verifiche e strumenti che non funzionano. Serve un cambio di passo vero, perché gli spazi del territorio non hanno bisogno solo di essere formalmente acquisiti, ma anche resi sicuri, curati e davvero vivibili.

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