Dalle istituzioni
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Zone scolastiche, un primo segnale di apertura: ora servono scelte concrete
Laura Buttari
Costruire percorsi pedonali sicuri
Questa mattina, in commissione mobilità, si è tornati a discutere di zone scolastiche insieme alle attiviste e agli attivisti di Tutti giù per strada – Streets For Kids. Un passaggio importante, che segna almeno un primo cambio di approccio su un tema troppo a lungo sottovalutato nel nostro municipio.
C’è un dato politico che va riconosciuto: rispetto ai toni e alle chiusure viste nei mesi scorsi, oggi si è registrata un’apertura diversa. Ed è un fatto positivo. Anche perché arriviamo da una fase in cui esperienze importanti e molto partecipate, come il pedibus alla scuola Clementina Perone, erano state liquidate con espressioni sprezzanti, nonostante l’entusiasmo e la partecipazione di bambini, genitori e cittadinanza attiva.
"C’è un dato politico che va riconosciuto: rispetto ai toni e alle chiusure viste nei mesi scorsi, oggi si è registrata un’apertura diversa. "
Arriviamo da una fase in cui esperienze importanti e molto partecipate erano state liquidate con espressioni sprezzanti
Questo cambio di atteggiamento conta, perché troppo spesso la mancata realizzazione delle strade scolastiche non dipende soltanto da risorse insufficienti o da limiti tecnici. Dipende soprattutto dalla volontà politica, dalla disponibilità a immaginare un modello diverso di mobilità e di spazio pubblico, più sicuro, più giusto, più attento ai bisogni dell’infanzia e delle famiglie.
Per questo ho ribadito l’importanza di partire proprio dalla scuola Clementina Perone. In quel quadrante, l’istituzione del senso unico ha prodotto un aumento della velocità delle auto e ha finito per rendere ancora più evidente e stabile il problema della sosta irregolare, fino a una vera e propria “terza fila”. Una condizione che aggrava il rischio per chi entra ed esce da scuola ogni giorno, esponendo bambine e bambini non solo all’inquinamento atmosferico, ma anche a quello acustico.

Serve un vero cambio di passo
Intervenire lì avrebbe quindi un valore molto concreto. Significherebbe aumentare la sicurezza, ridurre il disordine veicolare e restituire qualità dello spazio pubblico a un’area oggi segnata dallo strapotere delle automobili. Ma avrebbe anche un valore educativo e culturale: dare ai più piccoli la consapevolezza che le strade possono essere ripensate, che la città non deve essere per forza ostile, che esiste un’alternativa possibile.
Adesso però non bastano i segnali di apertura. Serve un vero cambio di passo. È il momento di lavorare perché le zone scolastiche diventino finalmente una priorità anche nel Municipio XIII, a partire dai luoghi in cui la situazione è più critica. Perché la sicurezza, la salute e la vivibilità dei quartieri non possono continuare a essere rinviate.

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