Territorio
Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento
Casal Selce, non si risponde al dissenso con la repressione
Redazione
Una manifestazione è stata l’espressione di una voce collettiva
Eravamo in centinaia, lo scorso marzo a Casal Selce, sotto la pioggia, uniti da un messaggio semplice e netto: no a un’opera dannosa che rischia di compromettere il futuro della nostra periferia. Quella manifestazione è stata l’espressione di una voce collettiva, forte e determinata, nata da una preoccupazione reale per il territorio, per l’ambiente e per la qualità della vita di chi abita questi quartieri.
"Ha invece prevalso un’altra logica: quella della criminalizzazione della protesta, una risposta che richiama la stessa impostazione che ispira il DL Sicurezza del governo, dove il dissenso viene trattato come un problema da reprimere invece che come una domanda politica da affrontare."
La politica perde la sua funzione quando smette di ascoltare
Di fronte a quella mobilitazione, chi ha responsabilità di governo avrebbe dovuto scegliere la strada dell’ascolto e del confronto. Ha invece prevalso un’altra logica: quella della criminalizzazione della protesta, una risposta che richiama la stessa impostazione che ispira il DL Sicurezza del governo, dove il dissenso viene trattato come un problema da reprimere invece che come una domanda politica da affrontare.
Ma amministrare un territorio significa esattamente il contrario. Significa saper accogliere le proteste, comprenderne le ragioni, misurarsi con le paure e con le richieste che emergono dalle comunità. La politica perde la sua funzione quando smette di ascoltare e si rifugia nell’imposizione o nella delega a strumenti straordinari.

Noi continuiamo a credere che un altro modello sia possibile
In questo quadro si inserisce l’annuncio dell’assessora all’Ambiente di Roma Capitale sull’avvio dei lavori per il biodigestore di Casal Selce entro l’estate. Una decisione sbagliata nel metodo e nei tempi, soprattutto perché arriva mentre sono ancora pendenti i ricorsi alla magistratura. Un’accelerazione resa possibile dai poteri commissariali, sostenuti in Parlamento tanto dal Partito Democratico quanto dalla destra.
È proprio questo il nodo politico più grave: la scelta di forzare i processi decisionali, comprimere il confronto democratico e svuotare il ruolo dei territori. Così si alimenta una frattura profonda tra istituzioni e cittadini, invece di costruire soluzioni condivise, trasparenti e fondate su un rapporto di fiducia.
Noi continuiamo a credere che un altro modello sia possibile. Un modello basato sulla partecipazione, sul rispetto dei territori e su un’idea diversa di giustizia ambientale e sociale, in cui le periferie non siano luoghi da sacrificare ma comunità da ascoltare e valorizzare.

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