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Cavalleggeri tra affitti brevi e speculazione: un quartiere piegato alla rendita

Cavalleggeri tra affitti brevi e speculazione: un quartiere piegato alla rendita

Redazione

Una sola crisi, una sola idea sbagliata di città

A Cavalleggeri non ci si trova di fronte a problemi separati o occasionali, ma agli effetti di un unico disegno urbano che si ripete in forme diverse.

È quanto emerso nel confronto con Alberto Campailla, Walter De Cesaris, Sarah Gainsforth, Daniela Patti, Ruggero Scotti, Maristella Urru e Roberto Storchi, dove sono stati messi in relazione temi solo apparentemente distinti: lo studentato di lusso privo di benefici reali per chi abita il quartiere, l’espansione degli affitti brevi, l’arretramento della residenza stabile, l’assenza di regole efficaci e il progressivo ritiro dell’amministrazione da ogni funzione di governo.

Il punto centrale è proprio questo: non esistono crisi diverse per ogni singola questione, ma una sola idea di città, fondata sulla rendita e sulla trasformazione dello spazio urbano in funzione del profitto.

"A Cavalleggeri questo processo è ormai evidente. Il peso crescente degli affitti brevi sta modificando profondamente il volto del quartiere, comprimendo la residenzialità e alterando l’equilibrio sociale di un’area che rischia di essere sempre meno abitata e sempre più consumata."

Meno case per chi vive, più spazio per chi passa

Lo studentato di lusso non appare, in questa prospettiva, come un episodio isolato, ma come un tassello coerente di una trasformazione più ampia che produce valore per pochi e costi per molti. Quando un quartiere viene trattato come una superficie da sfruttare, da monetizzare e da rimettere continuamente sul mercato, il risultato è inevitabile: diminuiscono le case disponibili per chi ci vive stabilmente, cresce l’offerta destinata a chi passa, si indebolisce la comunità e si rafforza la logica della rendita.

A Cavalleggeri questo processo è ormai evidente. Il peso crescente degli affitti brevi sta modificando profondamente il volto del quartiere, comprimendo la residenzialità e alterando l’equilibrio sociale di un’area che rischia di essere sempre meno abitata e sempre più consumata.

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Senza regole pubbliche avanza l’espulsione sociale

Il problema, quindi, è prima di tutto politico. Senza un regolamento serio sugli affitti brevi, senza limiti chiari, senza strumenti di tutela e senza una linea pubblica che difenda il diritto a restare, Roma continuerà a lasciare campo libero alla speculazione. In questo quadro, l’amministrazione viene accusata di non governare il processo, ma di arretrare di fronte alla sua avanzata, rinunciando di fatto a difendere il tessuto sociale dei quartieri.

Cavalleggeri non ha bisogno di essere messo a reddito, ma di essere tutelato come luogo di vita, di residenza e di relazioni. Perché quando un quartiere smette di essere pensato per chi lo abita, non si è di fronte a uno sviluppo: si è di fronte a un’espulsione sociale.

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