Territorio
Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento
Dyke Form in Campidoglio: la visibilità è presenza, libertà, responsabilità collettiva
Irene Capitelli
Il punto centrale resta l’impatto concreto dell’impianto sul territorio
In Campidoglio, nella Sala del Carroccio, è stato presentato Dyke Form: un libro pensato per essere agile, comprensibile, accessibile, capace di parlare a tutte e a tutti con parole semplici, dirette, di uso corrente. Una scelta non solo stilistica, ma profondamente politica. Perché quando si affrontano temi come la visibilità lesbica, il genere, il femminicidio, i diritti e la libertà, il compito non è alzare barriere linguistiche o culturali, ma aprire strade di consapevolezza, riconoscimento e partecipazione.
Mostrarsi per ciò che si è non è mai soltanto un gesto personale. È un atto politico, soprattutto in una società in cui troppe persone sono ancora spinte a nascondersi, giustificarsi, ridursi, rendersi meno visibili per paura del giudizio, della discriminazione o dell’esclusione. Esercitare la propria visibilità lesbica significa allora affermare un diritto, ma anche offrire una possibilità: dire ad altre persone che esistere pienamente, senza chiedere permesso, è possibile.
"Mostrarsi per ciò che si è non è mai soltanto un gesto personale. È un atto politico, soprattutto in una società in cui troppe persone sono ancora spinte a nascondersi."
Un libro per aprire strade, non per costruire muri
La presentazione è stata anche un momento di confronto pubblico sul valore educativo della visibilità. Perché ogni parola che rende più comprensibile un’esperienza, ogni racconto che rompe un silenzio, ogni spazio istituzionale attraversato da corpi, voci e identità troppo spesso marginalizzate contribuisce a spostare un confine. La libertà non cresce nell’invisibilità: cresce quando le persone possono nominarsi, raccontarsi, riconoscersi e pretendere diritti senza essere costrette a difendere continuamente la propria esistenza.
A portare saluti, contributi e riflessioni sono state Marilena Grassadonia, coordinatrice Politiche LGBT+ di Roma Capitale, che ha moderato l’incontro, Maria Laura Annibali, presidente DGP DiGayProject, Lucia Caponera, presidente di Differenza Lesbica, e Genny Sangiovanni, referente regionale delle Famiglie Arcobaleno. La musica della Menestrella Femminista ha accompagnato l’evento, contribuendo a costruire un clima di partecipazione, relazione e presenza viva.

Diritti, parole, libertà
Se un libro, una presentazione, una parola condivisa possono incoraggiare anche una sola persona a uscire fuori, a pretendere i propri diritti, a sostenere quelli delle altre persone, allora quello spazio ha avuto senso.
Perché la visibilità non è esibizione. È presenza. È libertà. È responsabilità collettiva.
In questo senso Dyke Form non è solo un testo da leggere, ma uno strumento da usare: per nominare, comprendere, discutere, riconoscere.
Perché i diritti avanzano anche attraverso le parole che scegliamo, gli spazi che attraversiamo, le vite che smettiamo di considerare eccezioni. Mostrarsi per ciò che si è significa contribuire a una società in cui nessuna e nessuno debba più sentirsi costretto a restare ai margini della propria libertà.

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