Territorio

Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento

Il cibo non è una merce: dal Social Market una risposta concreta alla crisi del carrello

Il cibo non è una merce: dal Social Market una risposta concreta alla crisi del carrello

Redazione

La spesa è diventata una questione politica

A New York Zohran Mamdani ha riportato al centro una proposta che parla direttamente della vita materiale delle persone: supermercati pubblici con prezzi calmierati. Una proposta che colpisce perché intercetta un problema sempre più diffuso: fare la spesa, per tante famiglie, non è più un gesto normale, ma una fatica quotidiana. Carrelli più vuoti, conti più pesanti, scelte obbligate su beni essenziali. Quando il cibo diventa un problema, non siamo più davanti soltanto a un disagio sociale: siamo davanti a una questione politica.

"Un’operazione di marketing fuorviante, più utile alla comunicazione che alla soluzione dei problemi reali. In un’area abitata, la presenza di un impianto da oltre 100mila tonnellate annue solleva questioni troppo serie."

Il Social Market come tutela, dignità e prossimità

Anche per questo l’esperienza del Social Market non va letta solo come una risposta solidale all’emergenza, ma come un modello concreto di tutela, dignità e prossimità. Un’esperienza resa possibile anche grazie al sostegno di Periferiacapitale e costruita nella collaborazione con realtà come Nonna Roma, che sui social market ha sviluppato un lavoro importante nella città, e Progetto Arca, che da anni promuove modelli di market solidali fondati sulla dignità della scelta e sull’accesso ai beni essenziali. Il punto non è limitarsi a riconoscere che la povertà esiste, ma capire che alcune esperienze, quando funzionano, possono indicare una strada più stabile, accessibile e radicata nei territori.

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Dai bisogni fondamentali a nuove politiche pubbliche

Il valore del Social Market sta nell’aiuto concreto che offre, ma anche nel messaggio che porta con sé: il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi. Accanto al mutualismo serve una politica capace di trasformare le esperienze nate dal basso in modelli più forti, strutturati e replicabili. Dove c’è un bisogno diffuso non basta tamponare: bisogna costruire soluzioni all’altezza. È da qui che bisognerebbe ripartire, dalla vita materiale delle persone, da ciò che serve davvero, da strumenti capaci di restituire sicurezza, dignità e respiro. Perché quando un diritto essenziale viene lasciato interamente al mercato, la politica smette di proteggere; quando invece decide di intervenire, ricomincia a servire.

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