Territorio
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L’Europa che vogliamo non è quella del riarmo
Redazione
L’idea di Europa evocata dal Manifesto di Ventotene, quando Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrivevano che la rivoluzione europea non poteva che essere socialista, nasceva da una promessa precisa: garantire la pace e migliorare le condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori. Era un progetto costruito contro i nazionalismi, contro la guerra e contro la competizione armata tra Stati.
Oggi, invece, la direzione che la destra sta imponendo appare opposta: il riarmo dei singoli Stati nazionali, una crescente escalation bellica e una visione muscolare dell’Europa che svuota il senso stesso dell’integrazione politica.
In questo scenario, sono proprio le cittadine e i cittadini europei a pagare il prezzo più alto, sul piano economico e sociale, di una guerra in Ucraina che dura da anni e di una politica continentale sempre meno capace di difendere coesione, giustizia sociale e sicurezza reale.
"Oggi, invece, la direzione che la destra sta imponendo appare opposta: il riarmo dei singoli Stati nazionali, una crescente escalation bellica e una visione muscolare dell’Europa che svuota il senso stesso dell’integrazione politica."
A questa deriva si aggiunge un altro fallimento drammatico: l’incapacità dell’Europa di svolgere un ruolo attivo per fermare il genocidio contro il popolo palestinese a Gaza. È qui che si misura tutta la distanza tra l’Europa che c’è e quella che dovrebbe esserci.
L’Europa che vogliamo è quella del lavoro, della pace, dei diritti sociali, umani e civili, non quella della guerra e dell’austerità. Perché il processo di integrazione politica si gioca su una scelta netta: costruire un continente capace di unire i popoli nella giustizia e nella solidarietà, oppure accettare un’Europa sempre più subalterna alla logica dei blocchi, del riarmo e della forza.
È per questa idea precisa di Europa che saremo in piazza con le reti sociali e pacifiste.

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