Territorio

Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento

Montespaccato, il danneggiamento del bar legato al Montespaccato Calcio è un segnale grave che non va sottovalutato

Montespaccato, il danneggiamento del bar legato al Montespaccato Calcio è un segnale grave che non va sottovalutato

Redazione

Quanto accaduto assume un significato ancora più pesante alla luce del contesto in cui si inserisce

Il danneggiamento del bar legato al Montespaccato Calcio è un atto grave e vigliacco, che colpisce non soltanto un’attività o uno spazio fisico, ma un presidio di socialità, di aggregazione e di comunità. Per questo non può essere archiviato come un episodio marginale né ridotto a semplice vandalismo.

Quanto accaduto assume un significato ancora più pesante alla luce del contesto in cui si inserisce. Il gesto arriva infatti nei giorni successivi alla sentenza della Corte d’Appello che ha confermato la confisca dell’impianto “Dino Puglisi”, sottratto definitivamente al clan Gambacurta. È difficile non leggere questo danneggiamento come un segnale intimidatorio rivolto a chi, in quel territorio, ha scelto da tempo la strada della legalità, dell’impegno civile e della costruzione di un’alternativa concreta ai poteri criminali.

Per questo la risposta non può essere soltanto di solidarietà formale. Deve essere una risposta politica e istituzionale, netta, collettiva, visibile. Serve ribadire con forza che lo Stato e le istituzioni non arretrano, che nessuna intimidazione può mettere in discussione un’esperienza che negli anni ha dimostrato come lo sport possa diventare cittadinanza attiva, responsabilità, inclusione e coesione sociale.

"Per questo la risposta non può essere soltanto di solidarietà formale. Deve essere una risposta politica e istituzionale, netta, collettiva, visibile. "

Ma la legalità, per essere credibile, deve farsi pratica quotidiana

Atti di questo tipo non sono mai davvero isolati. Spesso rappresentano il tentativo di riaffermare un controllo, di riprodurre un clima di paura, di colpire luoghi simbolici proprio perché capaci di generare partecipazione, fiducia e cambiamento. È per questo che l’indignazione, da sola, non basta. Va trasformata in presenza concreta: più attenzione istituzionale, più protezione dei luoghi che rappresentano un argine sociale e civile, più vicinanza alle realtà che ogni giorno tengono aperte porte, relazioni e possibilità.

Ma la legalità, per essere credibile, deve farsi pratica quotidiana. Non può essere evocata soltanto nelle emergenze o nelle dichiarazioni pubbliche. Deve tradursi in un’azione costante, capace di accompagnare i territori e di rafforzare chi ogni giorno costruisce comunità. Per questo è necessario allargare il campo della partecipazione e consolidare l’intervento sociale delle istituzioni, perché i beni confiscati, i presìdi sportivi e le realtà associative non possono essere lasciati soli a reggere il peso del cambiamento.

Serve un impegno stabile, che tenga insieme sicurezza, manutenzione, investimenti, servizi e presenza educativa.

Serve una scelta pubblica chiara: rendere quei luoghi sempre più vissuti, riconosciuti e difesi come beni comuni, come spazi di cittadinanza e non come presìdi isolati affidati alla sola buona volontà di chi li anima.

La risposta più forte a chi intimidisce è una comunità più grande, più unita e più organizzata. Una comunità sostenuta da istituzioni che non compaiono solo quando accade qualcosa di grave, ma che restano, accompagnano, ascoltano e costruiscono futuro.

Montespaccato si difende così: con fermezza, con responsabilità pubblica e con una partecipazione che si allarga. Non con il silenzio, non con l’abitudine, non abbassando lo sguardo.

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