Territorio

Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento

A Montespaccato l’antifascismo vive solo se parla ai quartieri popolari

A Montespaccato l’antifascismo vive solo se parla ai quartieri popolari

Redazione

Una comunità che si raccoglie contro la legge del più forte

Oggi una comunità si è ritrovata attorno a un simbolo, a una storia e a un nome, per opporsi a chi prova a imporre la legge del più forte e a riscrivere il senso profondo del quartiere. È una risposta politica e civile a chi è uscito allo scoperto con le proprie idee, trovando sponde e attenzioni in una destra cittadina che continua a non prendere davvero le distanze da quanto sta accadendo a Montespaccato.

Una destra troppo spesso indulgente con chi usa la forza per conquistare spazi e durissima invece con chi rivendica diritti. In questo quadro, la solidarietà arrivata a Lorenzo Ianiro e Maristella Urru è un atto dovuto, così come va riconosciuto il valore politico di chi ha scelto di non ridurre tutto a una questione burocratica, ma di chiamare le cose con il loro nome.

"Per questo l’antifascismo non può essere solo una memoria o una bandiera esibita, ma deve diventare una pratica concreta di dignità, riscatto e giustizia sociale per i quartieri popolari. Solo così può tornare a essere una forza viva, capace di unire comunità e di difenderle davvero."

Il perimetro democratico va allargato, non concentrato

Se questa comunità si è ritrovata, però, è anche perché a dieci anni dall’avvio dei percorsi di legalità nel quartiere è ormai evidente che il perimetro democratico non può essere concentrato nelle mani di un singolo, ma deve essere allargato, condiviso, reso più profondo e più aperto. Allo stesso modo, l’antifascismo formale, evocato solo in occasioni simboliche o piegato a uso elettorale, non basta più.

Chi si richiama alla Resistenza dovrebbe ricordare che quella esperienza non fu soltanto lotta contro l’occupazione e contro la dittatura, ma anche la premessa di un avanzamento collettivo delle condizioni di vita delle classi popolari. È da questa lezione che bisogna ripartire per dare oggi un senso pieno e credibile alla parola antifascismo.

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Servizi, spazi e dignità: è qui che si misura l’antifascismo di oggi

Essere antifascisti oggi, a Montespaccato, significa allora riconoscere fino in fondo i problemi concreti del quartiere: l’assenza di servizi, di trasporti adeguati, di spazi pubblici realmente accessibili. Dall’ex Campari, a cui è stato negato un utilizzo pubblico e partecipato, fino alla linea 980 privatizzata sulla testa delle cittadine e dei cittadini, il nodo è sempre lo stesso: togliere terreno all’abbandono, all’ingiustizia e al rancore su cui il fascismo costruisce consenso e semina odio.

Per questo l’antifascismo non può essere solo una memoria o una bandiera esibita, ma deve diventare una pratica concreta di dignità, riscatto e giustizia sociale per i quartieri popolari. Solo così può tornare a essere una forza viva, capace di unire comunità e di difenderle davvero.

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