Territorio
Racconti dal territorio: problemi concreti, esperienze collettive, iniziative pubbliche e percorsi di cambiamento
In marcia con la Cgil di Primavalle, contro la violenza e in difesa della democrazia
Redazione
Una manifestazione dopo i colpi contro la sede sindacale
Abbiamo marciato insieme alle compagne e ai compagni della Cgil dopo i cinque colpi d’arma da fuoco esplosi contro la sede di Primavalle. Un momento di presenza collettiva e di solidarietà che ha voluto rispondere con chiarezza a un fatto gravissimo, che non può essere trattato come un semplice episodio di cronaca.
Colpire una sede sindacale significa colpire un luogo in cui ogni giorno si organizzano diritti, tutela e rappresentanza. Significa attaccare non soltanto un’organizzazione, ma un presidio democratico radicato nel territorio e nel mondo del lavoro.
"Una sede sindacale è uno spazio collettivo in cui si tengono insieme persone, esperienze e bisogni diversi, e proprio per questo rappresenta un pezzo concreto di democrazia reale. L’attacco di Primavalle colpisce dunque un principio più generale: il diritto di organizzarsi, di rappresentarsi e di lottare in modo pubblico, aperto e civile."
Un attacco al lavoro, ai diritti e al conflitto democratico
Quel gesto non è stato rivolto soltanto contro la Cgil. È stato un atto contro il lavoro, contro chi costruisce solidarietà e difende dignità, contro l’idea stessa che il conflitto sociale debba essere affrontato attraverso la partecipazione e non attraverso la violenza.
Una sede sindacale è uno spazio collettivo in cui si tengono insieme persone, esperienze e bisogni diversi, e proprio per questo rappresenta un pezzo concreto di democrazia reale. L’attacco di Primavalle colpisce dunque un principio più generale: il diritto di organizzarsi, di rappresentarsi e di lottare in modo pubblico, aperto e civile.

La risposta: unità, responsabilità e presenza nei quartieri
Camminare insieme ha avuto un significato semplice ma profondo: affermare che alla paura si risponde con l’unità e che Roma non accetta zone d’ombra in cui la violenza prova a prendere il posto del confronto. Di fronte a fatti come questo, politica, istituzioni e mondo del lavoro condividono una responsabilità precisa: difendere ogni luogo in cui si pratica democrazia dal basso, quella che nasce nelle sedi, nelle assemblee, nelle strade dei quartieri.
Non c’è spazio per l’equidistanza davanti a chi spara. La scelta è tra la difesa dei diritti e il cedimento alla sopraffazione. Oggi quella scelta è stata compiuta con chiarezza, e dovrà essere confermata ogni volta che sarà necessario.

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